sabato , 16 Gennaio 2021

Un astronomo di Harvard insiste: l’asteroide Oumuamua è tecnologia aliena

Le stranezze dell’asteroide interstellare Oumuamua, il sigaro spaziale che ha attraversato il nostro Sistema solare nel 2017 e che non ci farà più ritorno, continuano ad alimentare il mistero della sua origine.

Sebbene la comunità scientifica abbia trovato delle spiegazioni plausibili per le presunte anomalie, Avi Loeb, a capo del dipartimento di astronomia di Harvard, non è convinto e da anni continua a sostenere (prossimamente anche in un libro) che Oumuamua possa essere ciò che rimane di una tecnologia aliena che non riusciamo a comprendere. Alla faccia del rasoio di Occam.

Per Loeb Oumuamua aveva troppe bizzarrie inspiegabili perché si possa affermare con certezza che fosse di origine naturale. Insieme ad alcuni colleghi aveva già scritto alcuni articoli scientifici in merito, contrapponendosi a buona parte della comunità di esperti internazionali che invece formulava modelli che sembrano spiegare bene le caratteristiche dell’oggetto extraterrestre secondo fenomeni conosciuti.

Ci ha messo un po’ di tempo, ma ora Loeb ha raccolto le idee e le ha messe in un libro (Extraterrestrial: The First Sign of Intelligent Life Beyond Earth) che sarà pubblicato il prossimo 26 gennaio.

La forma a sigaro di Oumuamua, sempre che sia quella reale e non una nostra fallace ricostruzione (l’astronomo ha proposto che potesse anche essere un disco piatto, per quanto possiamo saperne), era troppo strana e non abbiamo mai visto un oggetto spaziale così.

Oltretutto la sua superficie rifletteva la lucemolto più che gli altri asteroidi e comete di nostra conoscenza, tanto che a suo avviso avrebbe anche potuto essere ricoperto di metallo.

Ma quello che proprio non ha convinto Loeb sono le anomalie di traiettoria e quella piccola ma significativa accelerazione registrata man mano che l’oggetto si allontanava dal Sole. Secondo i suoi calcoli, infatti, non è possibile che quella piccola spinta fosse dovuta al degassamento con espulsione di idrogeno. Possibile invece a suo avviso che Oumuamua fosse dotato di una vela solare, simile a quelle utilizzate per sospingere le nostre sonde nello Spazio.

Quello che abbiamo definito asteroide, insomma, potrebbe esser ben altro, magari ciò che resta di una tecnologia aliena superiore che non riusciamo a comprendere. “Cosa succederebbe se un uomo delle caverne vedesse un cellulare?”, ha ripetuto Loeb in alcune interviste. “Avendo visto rocce per tutta la vita, avrebbe pensato che fosse solo una roccia lucente”.

Bisogna ammetterlo, l’ipotesi, soprattutto perché accompagnata da una retorica efficace, è suggestiva. Ma attenzione: Loeb non fornisce alcuna prova concreta del fatto che Oumuamua fosse un rottame di qualche tecnologia aliena. Rimane una possibilità che non potrà mai essere appurata, visto che Oumuamua è ormai irraggiungibile.

In fondo, non sembra che Loeb voglia avere ragione ma piuttosto motivare gli scienziati a non dare per scontato e raccogliere più dati possibili se mai si ripresenterà un altro Oumuamua.

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