Perché sui cd si vedono i colori dell’iride?

In un cd le informazioni sono immagazzinate in una singola traccia a forma di spirale, molto “densa”, che corre dal centro al bordo del disco.

Due solchi successivi sono distanziati tra loro di 1,6 micron (millesimi di millimetro). Questa configurazione richiama quella dei cosiddetti reticoli di diffrazione, strumenti utilizzati in laboratorio per studiare la natura ondulatoria della luce.

Interferenza. Un cd si comporta quindi come un reticolo: quando un raggio di luce colpisce la sua superficie viene diffratto, cioè deviato. In un certo senso, ogni solco si comporta come una sorgente secondaria di luce. In particolare i solchi deviano e diffondono la luce incidente in modo diverso per le diverse lunghezze d’onda (e quindi per i diversi colori): queste si sparpagliano, dando luogo a interferenze tra le molteplici onde provenienti dalle altre tracce.

Un fenomeno simile a quello delle onde del mare quando arrivano all’imboccatura di un porto: incontrando l’ostacolo, si irradiano in tutte le direzioni, interferendo non solo fra loro ma anche con quelle in arrivo. Il risultato di tale interferenza è che in alcuni punti queste onde si annullano reciprocamente; in altri si “rinforzano” generando la comparsa dei colori dell’iride, la cui tonalità varia al mutare dell’angolo di visuale (cioè inclinando il cd).