venerdì , 15 Novembre 2019
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La bandiera piantata sulla Luna dagli astronauti dell'Apollo 11

Apollo 11: La Russia muore dalla voglia di ridicolizzare gli USA [Video]

La bandiera piantata sulla Luna dagli astronauti dell'Apollo 11

Le tensioni tra Stati Uniti e Russia rischiano di invadere anche il campo scientifico, coinvolgendo quello che probabilmente è ancora oggi il punto più alto mai raggiunto dall’esplorazione spaziale: il programma Apollo, che a cavallo tra il 1969 ed il 1972 portò 12 uomini a camminare sulla superficie della Luna.

Il nuovo terreno di scontro è stato indicato da Vladimir Markin, portavoce del Comitato d’indagine, ossia la più alta autorità investigativa della Federazione Russa, che risponde direttamente al presidente Vladimir Putin. In un articolo comparso nei giorni scorsi sul quotidiano Izvestia, Markin ha contestato la decisione statunitense di lanciare un’inchiesta sulla corruzione all’interno della FIFA, la federazione internazionale del calcio, che ha portato all’arresto di vari dirigenti ed alle dimissioni dello storico presidente federale, lo svizzero Sepp Blatter.

Secondo il portavoce, dal momento che i procuratori statunitensi si sarebbero auto-nominati “arbitri supremi degli affari internazionali del calcio“, allo stesso modo degli investigatori internazionali dovrebbero poter esaminare alcuni degli aspetti ritenuti meno chiari della storia recente degli USA. Ed è qui che, con un collegamento davvero difficile da comprendere, arriva la richiesta di una indagine sugli sbarchi sulla Luna delle missioni Apollo.

La notizia ha dato fiato alle trombe dei cosiddetti complottisti lunari, ossia coloro i quali ritengono che, a dispetto della montagna di prove disponibili, nessuna missione sia mai arrivata fino alla Luna. E dal momento che questa, fra tutte le teorie del complotto esistenti, è una delle più stupide (nonostante la concorrenza sia agguerrita), è bene precisare da subito che nessuno, neanche lo stesso Markin, si sta sognando di mettere in dubbio che Neil Armstrong ed altri 11 suoi colleghi abbiano camminato sul suolo del nostro satellite.

Neil Armstrong in procinto di mettere piede sulla Luna
Neil Armstrong in procinto di mettere piede sulla Luna

Ciò che il portavoce del Comitato d’indagine vuole chiarire è cosa sia successo ai filmati originali dello sbarco sulla Luna, andati perduti nel 2009, e quale sia stata la sorte dei vari quintali di rocce riportati sulla Terra dalle missioni Apollo. “Non stiamo sostenendo che non siano mai andati sulla Luna, e che abbiano soltanto fatto un film.” – scrive Mirkin – “I video e le rocce sono una parte del patrimonio dell’umanità, e la loro scomparsa senza una traccia è una perdita collettiva. Un’indagine rivelerà quello che è successo“.

In effetti, la sparizione dei 45 nastri originali delle missioni lunari che erano stati conservati dalla NASA è ancora oggi piuttosto misteriosa, ma è sospetta solamente se la si vuole vedere come tale. L’ipotesi più probabile è che siano stati cancellati per errore, o che qualcuno vi abbia sovrascritto i dati di altre missioni. Ad ogni modo, esistono immagini di qualità migliore rispetto a quelle che non è stato possibile ritrovare, basate sulla trasmissione video originale, senza contare le innumerevoli copie digitalizzate nel corso degli anni.

Due rocce lunari esposte al Johnson Space Center di Houston
Due rocce lunari esposte al Johnson Space Center di Houston

Per quanto riguarda le rocce lunari, il discorso è più complesso: la stragrande maggioranza dei 2.415 campioni riportati sulla Terra dalle missioni Apollo, per un peso complessivo di 380,05 kg, è custodita all’interno del Lunar Sample Laboratory Facility del Johnson Space Center di Houston (una piccola parte si trova anche in una struttura NASA nel New Mexico).

Esistono però svariati altri frammenti sparsi in giro per il mondo: negli anni ’70 il governo statunitense decise infatti di offrire in dono una parte dei campioni, insieme ad una placca commemorativa, a moltissimi paesi. Quello donata al governo italiano, ad esempio, si trova al Museo Nazionale della Scienza e della tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano: il piccolo frammento fu prelevato da Eugene Cernan, comandante dell’Apollo 17, nel dicembre del 1972, l’ultima occasione nella quale un essere umano ha messo piede sulla Luna. Una roccia lunare fu inoltre inviata in ognuno dei 50 stati americani.

Purtroppo, risultano tuttora irrintracciabili molte delle rocce mandate in giro per il mondo, e persino due di quelle in esposizione negli Stati Uniti (per la precisione, quelle che erano state inviate nel Delaware e nel New Jersey). In alcuni casi sono andate perdute, come una delle due affidate all’Irlanda. In alcuni casi, è questo è molto più inquietante, i campioni sono stati rubati e poi rivenduti a cifre da capogiro: per avere un’idea del loro valore, basti pensare che nel 1993 tre minuscoli frammenti dal peso di 0,2 grammi, riportati sulla Terra nel 1970 dalla missione sovietica senza equipaggio Luna 16, furono venduti per 442.500 dollari. Per darvi un raffronto, un’analoga quantità di oro avrebbe avuto in quell’anno un prezzo di 2,76 dollari.

Parallelamente al mercato nero dei frammenti lunari, nei passati decenni iniziò a prendere piede anche un commercio di falsi campioni provenienti dal nostro satellite, venduti da artisti della truffa ad appassionati dell’esplorazione spaziale. Gli Stati Uniti provarono a combattere il fenomeno con un’operazione denominata Lunar Eclipse, che a fine anni ’90 riuscirono a recuperare una vera roccia lunare: due agenti sotto copertura si videro infatti offrire, ad un prezzo di 5 milioni di dollari, quello che poi si rivelò essere il frammento inviato negli anni ’70 dall’allora Presidente USA Richard Nixon al governo dell’Honduras.

In conclusione, un’indagine su dove siano andate a finire le molte rocce lunari mancanti non potrebbe che essere positiva: come ha giustamente osservato Markin, si tratta di oggetti che rappresentano un patrimonio per l’umanità, che devono rimanere in luoghi dove chiunque abbia la possibilità di vederli, e non rinchiusi nella cassaforte di qualche collezionista con molti soldi e pochi scrupoli.