martedì , 20 Agosto 2019
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Marte: Curiosity trova indizi di composti organici

La scoperta “storica” che il rover Curiosity della Nasa ha fatto su Marte é la presenza sul suolo di sostanze chimiche complesse come acqua e rocce contenenti zolfo e cloro.

Questi prodotti chimici contenenti carbonio sono stati rilevati nel corso delle varie analisi dei campioni prelevati dal rover fin dal suo arrivo su Marte, tuttavia, come spesso è accaduto in questi casi, è facile esultare e poi dover smentire.

Il team scientifico che si occupa del rover infatti non è ancora del tutto sicuro che questi composti siano davvero marziani poichè occorre prima escludere del tutto che siano stati trasportati su Marte dallo stesso Curiosity.

“Sam non ha alcun riconoscimento definitivo che possa segnalare i composti organici” ha dichiarato Paul Mahaffy, ricercatore principale della Nasa Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland, nel corso di una conferenza stampa in occasione della riunione annuale della American Geophysical Union a San Francisco.

Curiosity ha usato la sua gamma completa di strumenti per l’analisi del suolo marziano per la prima volta, e durante tali esami ha scovato la presenza di questi elementi chimici.

Il campione di terreno è stato denominato Rocknest, ed è formato da polvere (portata dal vento) e da sabbia, il sito si trova in una zona relativamente pianeggiante del Cratere Gale, prima destinazione del rover, ma ancora a parecchie miglia di distanza dalla destinazione principale di Curiosity, ossia il pendio di una montagna chiamata Monte Sharp.

Lo strumento APXS di Curiosity e la telecamera Macli, sul braccio del rover, hanno confermato la composizione degli elementi chimici di Rocknest, il cui aspetto strutturale è simile a quello trovato in altri siti visitati in precedenza da parte di altri strumenti della Nasa, Pathfinder, Spirit e Opportunity.

Il motivo per cui è andato a scavare proprio nel sito Rocknest è che secondo gli scienziati le particelle di sabbia fine è adatta agli strumenti.

“Abbiamo usato quasi ogni parte del nostro carico scientifico per esaminare questo elemento” ha detto il Project Scientist John Grotzinger del California Institute of  Technology di Pasadena.