lunedì , 10 Dic 2018
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Dopo Toutatis ecco le Geminidi e le stelle cadenti

La Terra sta entrando in un flusso di detriti dell’asteroide 3200 Phaethon, fonte dello sciame annuale delle meteore Geminidi.

Si attendono in media ben 120 meteore orarie, con picchi intorno a 150, che abbelliranno i cieli di tutto il mondo, come più volte spiegato in occasione di eventi simili, l’occhio nudo rappresenta il miglior strumento di osservazione per apprezzarne la magnificenza.

Telescopi e binocoli nonostante consentano una visione più dettagliata del firmamento, riducono ampiamente il campo visivo dell’osservazione, andando quindi a ridurre la possibilità di osservare queste scie imprevedibili.

Tra i requisiti fondamentali per le osservazioni, il più importante è recarsi sotto cieli bui, lontani da fonti luminose o da inquinamento urbano, al fine di avere una magniudine limite più elevata, l’ideale è un cielo d’alta quota, dove l’atmosfera risulta più rarefatta.

Utilizzare tra le altre cose luci schermate di rosso, indossare un’abbigliamento consono al clima, appostarsi in maniera comoda e avere a disposizione una buona bevanda calda in caso di clima troppo rigido.

Le meteore sembreranno provenire tutte dalla costellazione dei Gemelli (ricostruendo la traiettoria della scia luminosa), punto che viene chiamato radiante.

Ma questo non vuol dire che sarà necessario osservare sempre e soltanto quel punto, anzi, sarebbe preferibile guardare altrove, le meteore in prossimità del radiante hanno una coda molto corta a appariranno quasi come dei punti, per cui, l’ideale è osservare tutto il cielo a disposizione.

Le Geminidi differiscono da altri sciami in quanto prodotte dagli avanzi di un’asteroide, a differenza della stragrande maggioranza di “stelle cadenti” prodotta da comete.

La differenza sostanziale sta nella densità e nella resistenza rispetto alle particelle cometarie e quando questi detriti colpiscono la nostra atmosfera, bruciano per attrito, generando luce.

Facendo parte di un’asteroide disgregato, questi piccoli granelli spaziali sono più resistenti, e hanno quindi più possibilità di sopravvivere sino all’atmosfera inferiore.

Una tipica particella delle Geminidi presenta una grandezza di circa 1 millimetro, ma ha una storia praticamente avvolta nel mistero, tra le ipotesi suggerite dai ricercatori ne esiste una che sembra reggere maggiormente rispetto alle altre e cioè una collisione remota tra due asteroidi che avrebbe rilasciato queste particelle libere nello spazio.

Intorno al 1830 la gravità di Giove, il gigante del nostro sistema solare, avrebbe spostato questo flusso nei secoli lungo l’orbita terrestre, permettendo lo spettacolo annuale a cui assistiamo ai giorni nostri.

Gli sciami di meteore producono raramente meteoriti, ossia rocce che riescono a raggiungere la superficie terrestre, per cui non c’è alcun pericolo di esserne colpiti, o comunque la probabilità è infinitamente bassa.