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Le due facce della Luna

La faccia visibile della Luna presenta una cicatrice molto antica, essa infatti conserva i segni di un’impatto molto violento che ha plasmato la superficie lunare, dando origine al grande Oceano delle Tempeste e proprio in questo oceano starebbe il segreto del perché i due lati del pallido satellite sono composti da rocce di tipo diverso.

La scoperta si deve a uno studio giapponese coordinato da Ryosuke Nakamura, del National Institute of Advanced Industrial Science and Technology di Tsukuba, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience.

L’asimmetria tra la faccia visibile e quella nascosta della Luna è stata scoperta nel 1959 quando, per la prima volta, fu osservata la faccia nascosta del satellite grazie alla sonda sovietica Luna 3.

L’origine di questa diversità è stata sempre controversa, secondo il team nipponico, l’Oceano delle Tempeste potrebbe essere la cicatrice di un gigantesco impatto dal quale si generò un mare di magma dell’ampiezza di alcune centinaia di miglia e questo sarebbe il motivo che renderebbe diverse le due facce della Luna.

Al fine di dare una spiegazione plausibile a questo enigma, i ricercatori hanno analizzato l’Oceano Procellarum, come è anche noto l’Oceano delle Tempeste, esteso per quasi 3 mila chilometri e analizzando i dati della composizione lunare di questa zona ottenuti grazie al Japanese Lunar Orbiter Kaguya/Selene, gli scienziati hanno rivelato che attorno a questo oceano è presente una scarsa quantità di minerale pyroxene.

Questo tipo di minerale è strettamente connesso alla combinazione di altro materiale proveniente dal manto lunare e suggerirebbe che l’Oceano Procellarum possa effettivamente essere la risultanza di un’impatto.

I ricercatori affermano che tali collisioni possano essere state abbastanza violente da formare un’oceano, la superficie che si sarebbe in seguito formata dalle rocce fuse sarebbe stata drasticamente diversa tra l’una e l’altra faccia lunare rendendo  così diverse le due faccie.

Tuttavia, non tutti sono concordi con tale ipotesi, come spiega Nakamura, non ci sono segni topografici ad evidenziare la presenza di un bacino da impatto, forse “perché la data della formazione è troppo antica, probabilmente più di 4 miliardi di anni”.

“La nostra scoperta fornisce la prima evidenza della composizione che potrebbe essere confermata da una futura missione lunare, come per esempio Moonrise”, dichiara Nakamura alludendo alla missione della Nasa che vorrebbe inviare una sonda sulla Luna per raccogliere alcuni campioni di superficie del satellite.

“I vicini della Terra probabilmente hanno sperimentato una serie di impatti di dimensioni simili intorno allo stesso periodo”, conclude Nakamura, e ciò avrebbe avuto un grande effetto sulla formazione della crosta continentale terrestre e l’inizio della vita.”