sabato , 19 Gen 2019
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Nelle sardine il segreto dell’invisibilità

La pelle dai riflessi argentati di sardine e aringhe si comporta come un mantello dell’invisibilita’ naturale, questi pesci violano infatti le leggi della fisica grazie alla struttura molecolare della loro pelle, che permette loro di diventare invisibili ai predatori.

Lo dimostra lo studio pubblicato sulla rivista Nature Photonics da un gruppo di ricerca coordinato da Nicholas Roberts, dell’universita’ britannica di Bristol, la scoperta promette di avere ricadute importanti non solo nelle ricerche sui materiali capaci di cancellare gli oggetti alla vista, ma per il controllo della luce in dispositivi come i led (diodi emettitori di luce) e le guide d’onda ottiche.

La ricerca ha dimostrato che sardine e aringhe hanno sviluppato una struttura sofisticata della pelle, composta da piu’ strati ad alto indice di rifrazione, il risultato e’ che la pelle argentata di questi pesci e’ in grado di riflettere la luce con una grandissima efficienza, indipendentemente dalla lunghezza d’onda.

Il segreto e’ nella struttura della pelle, composta da una sorta di miscela di due tipi di cristalli con proprieta’ ottiche diverse, grazie alla quale la luce non viene polarizzata, e quindi non assorbita, con il risultato di una elevata riflettivita’.

Questa neutralita’ alla polarizzazione, sottolineano gli esperti, e’ molto importante nel mondo acquatico, dove molti pesci hanno una vista in grado di rilevare le differenze di polarizzazione.

”Crediamo che questi pesci (osserva Roberts) abbiano sviluppato questa particolare struttura per nascondersi dai predatori, come delfini e tonni”.

Fra le possibili applicazioni della scoperta gli autori della ricerca indicano la possibilita’ di ottenere migliori dispositivi ottici ed un esempio potrebbero essere ”led e fibre ottiche che usano riflettori non polarizzanti per migliorare l’efficienza”, rileva Tom Jordan,  dell’universita’ di Bristol e dell’universita’ di University Walk. Tuttavia, aggiunge, ”questi riflettori artificiali richiedono l’uso di materiali con particolari proprieta’ ottiche difficili da ottenere.

Il meccanismo che si e’ evoluto nei pesci supera questa limitazione e fornisce un nuovo modo di produrre questi riflettori non polarizzanti”.