domenica , 19 Mag 2019
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Ecco a cosa servivano le linee di Nazca

Le “LINEE di Nazca” sono uno dei reperti archeologici più intriganti del nostro pianeta: tracciate tra il 300 a.C. e il 500 d.C., si trovano nel deserto di Nazca, nel Perù meridionale, si tratta di oltre 13.000 linee che si compongono a formare oltre 800 figure che rappresentano soprattutto animali stilizzati.

Date le dimensioni dei disegni che li rendono quasi impossibili da osservare dall’alto (furono scoperte solo nel 1927, quando casualmente si sorvolò la zona), le linee hanno fatto nascere numerose interpretazioni, tra le quali quella fantascientifica che vuole che esse siano state costruite per richiamare visitatori che sarebbero giunti dal cielo.

Ancora oggi non è chiara in assoluto la motivazione di tali linee, un’ipotesi vuole che esse avessero un significato astronomico: ciascuna figura “puntava” verso una costellazione del periodo mentre un’altra ipotizza che chi disegnò tali figure lo avesse fatto in attesa del ritorno degli dei sulla Terra.

Ma c’è anche chi vede una correlazione tra le linee e l’acqua, così scarsa nel territorio, questa ipotesi, poco sostenuta nel passato, ha ripreso vigore ultimamente grazie allo studio di un ricercatore indipendente americano di Poughkeepsie, David Johnson, che ha lavorato con la collaborazione di ricercatori della University of Massachusetts, ed è stata divulgata dall’Agenzia peruviana “Andina”.

Secondo Johnson i geroglifici peruviani formerebbero un’ enorme mappa delle risorse d’acqua sotterranea, egli avrebbe trovato una stretta correlazione tra gli antichi acquedotti o altri elementi “d’acqua” e le principali figure del luogo.

Sarebbe stata l’esperienza, secondo il ricercatore, a permettere alle popolazioni preispaniche di conoscere le vie d’acqua sotterranee che scendono dalle montagne circostanti il deserto.

E dunque, l’ipotesi di Johnson vuole che le “linee” formavano un paesaggio rituale la cui finalità fosse quella di permettere a chi fosse in grado di leggerle di procurarsi acqua.

“E’ assai probabile  – ha spiegato Johnson – che le linee fossero una specie di linguaggio che serviva per comunicare dove fossero localizzati i pozzi e gli acquedotti”.

Così, ad esempio, quando si incontra un trapezoide significa che lì vicino esiste un pozzo, i cerchi sarebbero stati disegnati in prossimità di fontanelle o sorgenti mentre per quanto riguarda le grandi figure degli animali il colibrì, ad esempio, una delle immagini più belle tra le “linee”, indicava con il suo becco dove si trovava un grande pozzo.