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Israele sarebbe pronta ad attaccare l’Iran con l’EMP arma segreta

Tel Aviv starebbe progettando un raid al limite della fantascienza contro l’Iran e il suo programma energetico nucleare. Questo, almeno, stando al Sunday Times che, citando l’esperto statunitense di questioni militari Bill Gertz, prospetta il lancio di un impulso elettromagnetico (IEM) che dovrebbe bloccare la rete di telecomunicazioni e trasporti iraniana.

Stando a Gertz vi sarebbero «crescenti inquietudini» al Pentagono relative ad un attacco israeliano che sarebbe attuato mediante «una esplosione atomica in alta quota, destinata a perturbare tutte le apparecchiature elettroniche del paese».

Secondo il rapporto del Sunday Times, lo Stato ebraico potrebbe paralizzare l’intera rete elettrica della Repubblica islamica con impulsi elettromagnetici nucleari  sparati ad alta quota, come parte di un attacco concertato per fermare il programma nucleare e militare dell’Iran facendolo tornare all’età della pietra.

“Il rapporto scritto da Uzi Mahnaimi, sostiene che la possibilità di utilizzare tale arma è stata sollevata in più parti all’interno di un dibattito che poi è infuriato tra i politici di Israele.  Bill Gertz, uno specialista veterano della difesa americana, viene citato in quanto asserisce che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno riportato “crescenti preoccupazioni che Israele condurrà un attacco contro l’Iran molto presto e ad alta quota facendo scoppiare un ordigno nucleare allo scopo di annientare tutti i componenti elettrici ed elettronici del paese. “

La tecnologia alla base EMP, che è considerata come non letale, è conosciuta da decenni,

 L’attacco può essere effettuato con una testata nucleare fatta esplodere dopo il lancio di uno dei  missili Jericho III, vettori ad alta quota che esploderanno ad una quota di 500 metri di altezza, in modo tale che l’EMP colpisce i computer e altri dispositivi elettronici e sconvolgerebbe le infrastrutture critiche che si basano su elettronica e l’elettricità, quali le comunicazioni, i trasporti, e altre reti. L’esplosione avrebbe creato “effetti di ricaduta delle radiazioni a terra “.