giovedì , 5 Dicembre 2019
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Minacce cosmiche: Usa, Russia e Giappone ecco le soluzioni

Tre fonti di notizie differenti, tre paesi distanti, un unico obiettivo: trovare il modo di fermare gli asteroidi che minacciano la Terra. Per una semplice coincidenza, tre fonti di informazione differenti (Agi, TMNews e Yahoo Notizie) riportano di come tre paesi, tra i dieci più industrializzati, progettano di esplorare, deviare o sfruttare quei corpi celesti che, potenzialmente, potrebbero mettere in pericolo il nostro pianeta.

Nel ’98 il film “Deep Impact” riempiva i cinema di tutto il mondo con la storia di un team di astronauti impegnati a salvare la Terra dalla collisione contro un asteroide. Solo fantascienza? Forse no, visto che secondo gli scienziati ogni poche migliaia di anni è possibile che il nostro pianeta venga colpito da un ammasso roccioso proveniente dallo spazio in grado di incenerire un’intera città.

L’America e le esercitazioni subacquee

Le probabilità che la Terra possa essere colpita da un asteroide non sono altissime, ma nemmeno trascurabili. Per questo motivo, già da diversi anni, ogni estate, un gruppo di specialisti della NASA composto da scienziati, astronauti, tecnici e subacquei scende 20 metri sott’acqua e si trasferisce per un paio di settimane nella base Aquarius, un laboratorio sottomarino installato negli anni ’60 al largo delle Florida Keys per scopi oceanografici. Le sperimentazioni sottomarine fanno parte del progetto NEEMO – NASA’s Extreme Environment Mission Operations – un articolato programma di ricerca in condizioni ambientali estreme al quale partecipano anche gli astronauti durante l’addestramento per le missioni spaziali. L’ambiente subacqueo, con le sue condizioni di microgravità e di isolamento, la difficoltà nelle comunicazioni e nell’utilizzo di motori termici rappresenta la palestra ideale per preparare uomini e attrezzature a un ipotetico sbarco su un asteroide che sta minacciando la Terra per deviarne la traiettoria.

Ma cosa faranno gli astronauti per salvare il pianeta dall’eventuale impatto con l’asteroide? Secondo gli scienziati la roccia dovrebbe essere intercettata almeno 6 mesi prima del potenziale scontro con la Terra. Cosa farne non è ancora chiaro: ciò che sembra escluso è la distruzione dell’asteroide con ordigni nucleari o altre trovate viste al cinema, poichè si rischierebbe di far precipitare sulla Terra una pioggia di frammenti rocciosi con conseguenze difficilmente prevedibili.

La Russia e il timore per Apophis

La Russia sta per inviare un “trattore gravitazionale” verso l’asteroide Apophis, per testare le orbite di oggetti spaziali che minacciano la Terra e deviarli. L’obiettivo principale del “trattore gravitazionale” dovrebbe consistere nel chiarire le caratteristiche di base e i parametri dell’orbita di Apophis. Secondo le previsioni degli scienziati Apophis nel 2029 si avvicinerà moltissimo alla Terra, al punto da diventare visibile a occhio nudo, mentre nel 2036, non è esclusa la collisione con il nostro pianeta, anche se la probabilità è “estremamente piccola”. Inoltre, la Russia dopo il 2020 prevede di inviare un “lander” sulla luna di Giove, Ganimede, per cercare di trovare segni di vita. Ganimede è il settimo satellite di Giove sul orbita esterna e il più grande del sistema solare ed è composto di silicati e ghiaccio in quantità uguali, con una composizione completamente differenziata con un cuore liquido, ricco di ferro.

Il Giappone e la sonda Hayabusa 2

L’agenzia spaziale giapponese Jaxa ha pianificato l’invio di una sonda su un asteroide nel 2018 alla ricerca di indizi sulle origini della vita sulla Terra. Il nome della sonda sarà Hayabusa 2 e costituirà il secondo tentativo della Jaxa di raccogliere materiale da un asteroide dopo la prima missione del 2010. A quanto si legge sulla rivista ‘Physics World’, sarà lanciata nel 2014 e avrà come obiettivo l’asteroide 1999 JU3: lo raggiungerà alla metà del 2018 e nel 2020 farà ritorno sulla Terra. Appena Hayabusa 2 toccherà al suo obiettivo, sparerà dei ‘proiettili’ contro la superficie dell’asteroide, alla velocità di 300 metri al secondo, e raccoglierà i frammenti che si creeranno. Dopo essersi portata a una distanza di sicurezza, la sonda farà poi detonare un modulo di impatto, che sparerà un proiettile 2 chilogrammi contro l’asteroide per creare un cratere di 2 metri. Hayabusa 2 andrà quindi nel cratere per raccogliere ulteriori campioni, stavolta esposti agli agenti atmosferici e alla radiazione solare e che, quindi, sono stati creati nei primissimi giorni di vita del sistema solare. Gli scienziati immaginano che, data la distanza dell’asteroide dal Sole, si sia creato su di esso un buon ambiente per conservare acqua e aminoacidi, che potrebbero avvalorare la teoria secondo cui asteroidi e comete hanno contribuito a portare la vita sulla Terra.

Ma è possibile concepire un “trattore gravitazionale”?

Secondo una recente simulazione effettuata nei laboratori della Nasa la forza di un trattore gravitazionale potrebbe salvare la Terra dall’impatto devastante con un asteroide. La forza esercitata da un “trattore gravitazionale” unita ad altri sistemi anti-asteroide potrebbe salvare la Terra da una fine in stile Deep Impact. È questo il risultato di uno studio condotto dal Jet Propulsion Laboratory di Pasedena secondo il quale la spinta gravitazionale di una navicella spaziale potrebbe riuscire a deflettere un asteroide di 140 metri di diametro in rotta di collisione con il nostro pianeta. L’idea dei tecnici americani è ancora in fase embrionale, ma dalle simulazioni effettuate sembra poter funzionare: una grande astronave teleguidata dovrebbe avvicinarsi all’asteroide senza toccarlo e legarsi ad esso grazie alla forza dell’attrazione gravitazionale, deviandone così la traiettoria quel tanto che basta, anche solo qualche centinaio di metri, per evitare un impatto distruttivo con il nostro pianeta. Nella simulazione effettuata dalla Nasa è stato ipotizzato un trattore del peso di circa una tonnellata che arriva a circa 150 metri di distanza dal corpo celeste pericoloso, provocando uno spostamento di 0,22 micron al secondo.

La minaccia più prossima

Il 15 febbraio 2013, l’asteroide 2012 DA14 passerà a 27.000 km dalla Terra. Ciò significa che l’asteroide seguirà una traettoria che passerà molto al di sotto di alcuni dei nostri satelliti orbitanti. Tuttavia, il rischio che questo “impertinente” corpo celeste possa precipitare sulla Terra sono praticamente nulle. Secondo gli astronomi, che ormai hanno imparato bene a calcolare le orbite dei Near-Earth Object, la traittoria di 2012 DA14 non sarà influenzata dalla gravità terrestre. Il corpo celeste, dopo aver sfiorato la Terra, proseguirà indisturbato la sua rotta orbitale attorno al sole.

Solo nel 2020 si potrebbe riverificare la remota possibilità di una collisione con la Terra, ma si spera che per quella data, l’umanità abbia messo a punto un sistema efficace per dirottate o distruggere gli “asteroidi canaglia” che ultimamente sono molto frequenti nel nostro Sistema Solare.